Buon 2026 con FLOW!
- Simone Ferri

- 3 gen
- Tempo di lettura: 2 min

Sono rientrato dopo qualche giorno passato a Francoforte, tra visite a musei, momenti di relax e messa a fuoco di nuovi progetti. Ho avuto l’occasione di visitare lo Städel Museum, con opere di grandi nomi come Monet, Picasso, Modigliani. Artisti che conosciamo, che riconosciamo subito, che quasi sappiamo già come guardare. Eppure, in mezzo a tutti questi, vorrei soffermarmi su un autore minore che mi ha colpito: Peter Roehr, che fino a qualche tempo fa era per me sconosciuto. Roehr lavora sulla ripetizione, immagini identiche che si susseguono una dopo l’altra, senza variazioni, senza racconto, senza espressione personale, una serialità rigorosa, quasi spiazzante. Non più gesto, stile, emozione dell’artista, ma procedimento, regola, ripetizione. Questa scelta non è casuale. Roehr critica apertamente alcuni movimenti artistici degli anni ’60 basati solo sulla ripetizione, dove l’artista perde progressivamente la capacità di produrre qualcosa di nuovo. Come se il gesto creativo diventasse un automatismo, svuotato di intenzione, di presenza, di verità. Per molto tempo il gesto pittorico è stato il centro del potere creativo dell’artista. Negli anni ’60, con l’avvento della catena di montaggio, della produzione di massa, del boom economico che guida la domanda e dell’importanza crescente della pubblicità, anche l’arte inizia una standardizzazione attraverso la produzione seriale di opere. |

E mi viene spontaneo un parallelismo con le nostre vite, proprio all’inizio di un nuovo anno. Quante volte anche noi viviamo per ripetizione? Giorni che si assomiglianoazioni fatte in automaticoscelte che non nascono più da un ascolto profondo, ma dall’abitudine Funzioniamo, sì. Ma non sempre ci sentiamo vivi. La serialità, nella vita, è utile perché ci dà un contenimento. Ci dà struttura, sicurezza, continuità. Ma quando prende tutto lo spazio, rischiamo di perdere la nostra vera espressione artistica, che è l’essere autentici, il ricercare ciò che vogliamo davvero per stare bene. E allora gennaio può essere il momento per questo. Un piccolo invito a fermarsia osservare dove stiamo ripetendoe dove, forse, potremmo permetterci qualcosa di nuovo Senza forzare. Senza dover cambiare tutto. Con un po’ più di ascolto e gentilezza verso di noi. Io provo a partire da qui. E se ti va, ci ritroviamo lungo il cammino: con i nuovi workshop, le newsletter, il nuovo sito e con tutte le nuove occasioni che vi proporrò con Flow. Buon 2026. Con affetto, Simone |




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