Agosto, il permesso di rallentare
- Simone Ferri

- 1 ago
- Tempo di lettura: 3 min

Agosto è arrivato e Milano si svuota, come ogni anno. Le saracinesche abbassate, i marciapiedi larghi, quel silenzio strano nelle vie che di solito corrono.
A me questo silenzio piace. Però le prime ore mi mettono anche un po' in difficoltà, perché quando tutto rallenta intorno non restano più scuse: rimani solo con te stesso. E arriva quella domanda che durante l'anno riusciamo a rimandare benissimo, come sto davvero?
Ho notato una cosa, negli anni. Rallentare ci spaventa più di quanto ammettiamo. Lo desideriamo per mesi, poi arriva il momento e ci riempiamo di programmi, mete da spuntare, cose da vedere, foto da fare. Ci portiamo in valigia la stessa fretta che volevamo lasciare a casa.
Ma rallentare non vuol dire non fare niente. Rallentare vuol dire smettere di riempire.
E qui c'è una parte che non è solo poesia. Il nostro corpo, quando vive per mesi in modalità allarme, tiene alto il cortisolo, l'ormone che ci serve per reagire alle emergenze. È prezioso quando dura poco, diventa un problema quando non si spegne mai. Il corpo non distingue tra un pericolo vero e una casella di posta piena, reagisce allo stesso modo.
Il punto è che il cortisolo non si abbassa perché lo decidiamo. Si abbassa quando gli diamo prove concrete che non c'è nessuna emergenza: sonno regolare, respiro lento, tempo senza compiti, luce naturale, movimento gentile, contatto con persone che ci fanno stare bene. Tutte cose che d'estate, per una volta, sono a portata di mano.
Ecco perché ho pensato a questo percorso in sei tappe. Un articolo alla volta, un tema, e alla fine di ognuno un esercizio piccolo e concreto, che puoi fare anche in spiaggia o in coda al supermercato. Niente da scaricare, niente da comprare, niente da recuperare se salti una tappa.
I sei temi sono questi:
- perché rallentare, e cosa succede davvero nel corpo
- tornare al corpo attraverso i sensi
- il tempo vuoto e la noia, che non sono nemici
- il sonno e il buio, il nostro ritmo più antico
- i confini, cioè imparare a dire no
- come portarsi un pezzo di questa lentezza addosso
E cosa ci guadagni, concretamente:
- il senso di allarme costante si abbassa, e con lui la tensione in spalle, mascella e stomaco
- il sonno diventa più profondo e finalmente ristoratore
- la fame e la digestione ritrovano un ritmo più regolare
- la testa si schiarisce, decidi con meno fatica e ricordi meglio
- le emozioni hanno lo spazio per essere sentite, invece che rimandate
- torna la creatività, che ha bisogno di tempo vuoto per esistere
- le relazioni migliorano, perché sei presente mentre ci sei
Non ti chiedo di cambiare vita in due settimane. Ti chiedo quindici giorni di attenzione diversa.
Si comincia oggi, con la cosa più piccola che esista.
Esercizio 1, rallenta un gesto solo
Scegli un gesto che fai ogni giorno in automatico: preparare il caffè, farti la doccia, salire le scale, stendere il bucato.
Oggi fallo a metà velocità. Non il doppio della cura, solo metà della velocità.
Mentre lo fai, resta con quello che senti nelle mani, nella pelle, nei piedi. Se la testa scappa alla lista delle cose da fare, va benissimo, riportala al gesto senza rimproverarti.
Alla fine fermati due secondi e nota una cosa sola: come stai adesso, rispetto a prima?
Un gesto al giorno per due settimane. Da qui parte tutto.
Buona estate lenta, Simone, FLOW TRIBE




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